...TUTTO QUELLO CHE BRULICA NEL SOTTOSUOLO...



*loading* hanno visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare...


Quando i computer divennero accessibili al grande pubblico,
la maggior parte dei case erano prodotti in un unico colore beige.
Fu l'iMac Apple il primo personal computer a presentarsi al pubblico con uno case dall'estetica accattivante.
Diversi costruttori di PC raccolsero la sfida, e nel mercato iniziarono ad apparire case di colore nero, grigio antracite e altri colori.
Iniziarono ad essere impiegati led di colori fluorescenti oltre ai tradizionali "rosso", "verde" o "giallo".
In questo contesto si sviluppò l'interesse degli utenti per l'estetica del proprio computer.
Il modding, nacque come modifica creativa del case diventando poi, anche la scelta di componenti e accessori "accattivanti" fra quelli messi a disposizione dal mercato, per migliorare sia l'estetica che le caratteristiche e le prestazioni.


Un mondo di artisti, progettisti, graffitisti e persone talentuose, si sbizzarriscono nel creare "scatole" che diventano vere e proprie sculture tecnologiche.

Luci al neon, tubi, trasparenze e pitture con aerografo, trasformano il semplice e spesso antiquato pc casalingo, in una futuristica astronave portatile.
Tantissime le influenze e le ispirazioni.
Ci sono gli appassionati di aerografo che trasformano il case, in veri e propri quadri.

C'è chi ricicla oggetti ed elettrodomestici, trasformandoli in pc di ultima generazione, facendo impazzire la sottoscritta con le meraviglie che ne escono fuori!!!


Chi realizza dei veri e propri oggetti di design.

Chi unisce il vecchio e l'ultra moderno in stupefacenti risultati in vero Steampunk, facendo rimpazzire la sottoscritta!


Chi si catapulta in visioni fantasy e chi in richiami horror.
Tutti bellissimi, tutti funzionanti e tutti legati da una maniacale e abilissima cura nei dettagli e nelle rifiniture.
Per appassionarvi, trovare i componenti e approfondire questa affascinantissima arte e i suoi protagonisti, visitate l'ottimo sito "FREEMODDING". Troverete tutto quello che dovete sapere per cominciare anche voi, a customizzare il vostro computer!
E quando avrete creato la vostra scatola...fatecela vedere!!!


Questi sono gli annuci di Missing usati da Valerio per l'allestimento dei suoi quadri. Ma fanno parte anche loro della mostra e per chi li desidera, sono in vendita autografati dall'artista.

Sta per cominciare una nuovissima esposizione!
SKORIE INDUSTRIALI
presenta
"UNOFFICIAL ART FOR UNOFFICIAL PEOPLE"

di Valerio Pierbattista
Esposizione UNPOPART dedicata ai lavori dell'artista.

Valerio Pierbattista è per ora, l'unico esponenete dichiarato italiano ed europeo della corrente Unpop, nata in America nel 2003.
Per avere un assaggio del suo lavoro visitate il suo sito

L'unpopart utilizza temi spiacevoli o censurabili, unendo creatività e satira.
Simile alla Popart, se ne distingue per i temi e i soggetti Impopolari.
Valerio affronta la politica,l'attualità e gli argomenti "scomodi", unendo diverse tecniche di disegno.Acquarello, acrilico, stancil ed olio diventano un tutt'uno, raccontando temi attuali affrontando la morale e i preconcetti dell'uomo contemporaneo.
Potete informarvi meglio su questa interessantissima corrente artistica visitando il sito
In mostra dal 14 settembre 2005
al 2 ottobre 2005
ass.cult.SKORIE INDUSTRIALI
Via Premuda 3A 00195 Roma
www.skorieindustriali.com
ingresso con tessera gratuita
orari:dal mercoledì alla domenica
dalle 21:30 alle 2:00
Presto arriveranno le foto!!!


"Io sono Luther Blissett.
Io mi rifiuto di essere limitato da qualunque nome.
Io ho tutti i nomi e sono tutte le cose.
Incoraggio tutti i gruppi pop ad usare questo nome.
Io cerco l'illuminazione attraverso la confusione.
Io prospero sul caos.
Io respingo il concetto di copyright.
Prendi quello che puoi usare.
Demolisci la cultura seria."
Questo è il manifesto programmatico di Luther Blissett, uno dei più enigmatici personaggi culturali, o meglio controculturali, degli ultimi anni. Figlio dei mass media moderni e ad essi dichiaratamente nemico, Luther Blissett in realtà non è una persona, non esiste come individuo. Una delle definizioni che si è dato è quella di co-individuo, una entità cioè composta da centinaia di persone che in Italia e all'estero usano il suo nome per performance artistiche particolari, e soprattutto per incredibili beffe ai danni dei media tradizionali. Il nome deriva forse da un ex calciatore del Milan, un po' bufala anche lui, ma con Blissett nulla è certo e tutto è il contrario di tutto.
Luther Blissett balza agli onori della cronaca nazionale, come si suol dire, nel 1996, confezionando un falso video su presunte messe sataniche nel viterbese. La beffa è essa stessa diabolicamente perfetta, concepita come un film di Hitchock, dura mesi e mesi, coinvolge giornali e tv locali e culmina con l'invio di un filmato dove si vedrebbe una messa nera con sacrificio finale umano. Invece è tutto falso, la cassetta completa, inviata naturalmente dallo stesso Blissett ai media, svela che il rito satanico è in realtà una sceneggiata, con tanto di tarantella finale ad opera della supposta vittima.
Altri bidoni hanno coinvolto la trasmissione "Chi l'ha visto?", sguinzagliata alla ricerca della scomparsa di un presunto artista-illusionista inglese. E ancora, alla biennale di Venezia del 1995, giornali e riviste si sono lanciati alla ricerca della scimmia pittrice, data come appuntamento clou della manifestazione, peccato che la scimmia si chiamasse Lootha. Il Resto Del Carlino lo scorso anno ha dato ampio risalto alla storia di una prostituta sieropositiva che bucava i preservativi dei suoi clienti, pubblicandone solo le iniziali: L.B. Blissett lascia sempre un marchio, un codice, una sigla, qualche cosa che possa far capire al beffato di essere stato vittima di uno scherzo. Un falso testo del guru telematico Hakim Bey ha tratto in inganno numerosi critici, presi in giro da Blissett che citava un tale professor Mortais Lee, che letto al contrario suona come "li' mortè", una colorita espressione romanesca.
Un clamoroso bidone ha avuto per vittima addirittura la Mondadori: lo scrittore Giuseppe Genna è stato convinto via e-mail di aver ricevuto un testo di controcultura particolarmente importante. Pubblicato il libro, Mondadori e i giornali ricevono il consueto dossier da Blissett: il testo non è altro che spazzatura telematica, una bufala insomma, il libro viene stroncato, Genna e Mondadori dileggiati e tutta la storia appare naturalmente su Internet sui siti dedicati a Blissett.
Luther Blissett è uno, nessuno centomila; per dirla con il suo manifesto, tutti possono essere Luther, basta assumerne il nome, fare qualche cosa che non sia riconducibile ad un solo individuo. La negazione dell'identità insieme alla confusione generata nei mass media è l'obiettivo di Luther, che si alimenta con i riti e le paure quotidiane, AIDS, violenza, solitudine. La sua esistenza è come una leggenda metropolitana, incerta e senza origine e con le leggende si mescola e si confonde.
"Luther Blissett" è un nome "multiplo", ovvero un nome che chiunque è invitato ad usare e a diffondere, un'opera aperta, un personaggio collettivo da usare come cavallo di Troia nel mondo della cultura di massa con un programma decisamente sovversivo: una guerriglia culturale.
QUI trovate tutti gli articoli usciti sulle azioni di Luther Blissett in questi anni.Libri, riti satanici, trasmissioni televisive, scherzi telefonici, truffe artistiche...tutto su una leggenda metropolitana...o forse no...

by Anna Boschi
Mail art è un termine inglese per indicare una forma di arte che si realizza per mezzo della posta e in quanto tale si compone di: messaggio (parole, immagini, oggetti), supporto (carta, cartone, stoffe, oggetti), francobolli (quelli postali o anche altri fatti dall'artista), timbri (postali o anche altri fatti dall'artista) e deve essere spedito per posta.
Le radici della mail art si possono riscontrare già in alcuni episodi del Futurismo, del Dadaismo, e di Fluxus, ma il fondatore viene indicato in Ray Johnson che attorno al 1964, con la creazione della New York CorresponDance School, diede rapidamente corso ad una rete di centinaia di persone in varie parti del mondo che si scambiavano opere per posta.Di conseguenza buste, timbri, francobolli, adesivi ecc. diventarono parte integrante di questo tipo di comunicazione.
La risposta a questa originale iniziativa fu immediata e si formò una vera e propria rete artistica internazionale di Mail artisti che, utilizzando il mezzo postale, si cimentano in qualsiasi disciplina dell'arte contemporanea.
Oggi con la varietà di mezzi di comunicazione esistenti posta, fax, internet, cellulari, questo movimento si è ramificato in tutto il mondo e sono migliaia i mail artisti variamente connessi che si scambiano lavori a creare un vero network, con riviste, fanzine, siti e musei virtuali o reali, ma anche incontri e convegni, nonché lo sviluppo di teorie e analisi critiche sulla mail art.
È gratuita (è vietato percepire compensi o premi per i lavori di mail art, anche se sono fatti da artisti quotati sul mercato), non competitiva (non ci sono giurie o concorsi o premi), e collaborativa.Si può cioè spedire un intervento (libero o a tema) su un foglio e chiedere che il ricevente aggiunga un suo intervento, poi lo mandi ad altri che faranno la stessa cosa, fino al completamento del foglio, che sarà rimandato a chi ha cominciato.
È autoironica (nessuno prende troppo sul serio se stesso e i propri lavori) e molto spesso riflette i problemi sociali e politici dei partecipanti (essendo una forma di comunicazione democratica e orizzontale e fuori dal mercato, i messaggi dei partecipanti frequentemente riflettono le loro condizioni di vita) quasi sempre è divertente sia per chi la fa che per chi la riceve.
Con la diffusione del computer e di internet, si è sviluppata la e-mail art, cioè la mail art che viaggia per e-mail invece che per posta. Questo consente l'invio di materiali vari, dai collages elettronici, agli iper-testi, ai files audiovisivi, sempre nello spirito della mail art.
I mail-artisti possono anche proporre dei progetti di mail art, scegliendo un tema e chiedendo agli interessati di mandare un loro elaborato su quell'argomento. L'insieme dei lavori pervenuti costituisce l'opera. Questa opera è di proprietà di chi ha lanciato il progetto e può venire esposta, oppure resa pubblica mediante un catalogo, o anche rimanere nascosta e visibile solo a chi ha indetto il progetto. Tutti i partecipanti debbono essere informati almeno di chi ha partecipato, e questo costituisce uno strumento per poter avviare dei contatti fra i diversi mail artisti. La diffusione di internet ha permesso di rendere visibili le opere pervenute attraverso siti appositi che illustrano il progetto e diffondono gli indirizzi dei mail artisti.
Una forma di espressione multi-mediale (ma perlopiù cartacea) dai confini non ben definiti e definibili, una "rete eterna" e sotterranea di contatti fra operatori culturali, aspiranti tali o semplici curiosi di tutto il mondo, andatasi costruendo e ampliando.Aperta a chiunque, anarchicamente (e surreal-dadaisticamente) priva di regole prefissate, la mail art contempla essenzialmente lo scambio gratuito e disinteressato, attraverso i canali postali, di materiali grafici, poetici, politici, satirici, pornografici o di qualsiasi altra natura, finalizzati ad un puro e semplice confronto privato di idee ed esperienze oppure ad esposizioni pubbliche a tema (solitamente tenute in spazi non istituzionali, e di cui viene usualmente inviato ad ogni partecipante un catalogo o documentazione gratuita, in cambio dei lavori originali), o anche alla pubblicazione su artigianali rivistine "postali".Per quanto l'esistenza di riviste di mail art possa a prima vista apparire un controsenso, essendosi l'arte postale sviluppata proprio quale alternativa alla comunicazione impersonale, dogmatica e "a senso unico" dei mass media, la creazione e diffusione quasi sempre gratuita di piccole pubblicazioni fatte in casa è una pratica estremamente diffusa fra i più attivi "networkers".
In Italia, dove l'arte per corrispondenza ha iniziato a diffondersi solo nella seconda metà degli anni 70, grazie alle operazioni concettuali di "autostoricizzazione" di Guglielmo Achille Cavellini e alle prime pionieristiche esposizioni curate dal C.D.O. di Parma, si è assistito nel corso degli ultimi due decenni alla nascita (e spesso rapida scomparsa) di almeno un centinaio di testate specificamente mail-artistiche. La capostipite e anche la più longeva fra tali pubblicazioni è Arte Postale! (con punto esclamativo, per rafforzare il senso di "diversità" rispetto alle espressioni artistiche tradizionali), fondata nell'Ottobre 1979.Nelle sue prime cinquanta uscite, Arte Postale! ha adottato la formula dell'assemblaggio di pagine originali fornite dai diversi partecipanti (sull'esempio della storica testata Assembling del critico-poeta newyorkese Richard Kostelanetz), un procedimento largamente impiegato anche da altri, che ben evidenzia la natura collettiva, cooperativa e non competitiva di ogni progetto di mail art che si rispetti. In sintesi, il curatore di una rivista "ad assemblaggio" richiede l'invio di un certo numero di pagine (solitamente fra le 50 e le 100 copie) su di un tema specifico o a soggetto libero, i lavori ricevuti vengono poi raccolti in apposito contenitore o spillati ad una copertina e completati da indirizzario, testo introduttivo e eventuali altri fogli redazionali.
Le pagine delle riviste-assemblaggio, in dimensioni che variano dal formato cartolina all'A4 della comune fotocopia, sono infatti solitamente ricche di interventi manuali, colorazioni, collages, decollages, timbri, oggettini tridimensionali applicati, ecc.: come una piccola, variopinta ed eterogenea mostra di mail art a domicilio.
Altre pubblicazioni, molto più simili per formato e tecniche di stampa alle fanzines circolanti in ambito musicale, si limitano a selezionare e impaginare testi e immagini significative dal flusso quotidiano di corrispondenze (oppure raccolgono, tramite invito, materiali originali su un dato tema), con aggiunta di informazioni su progetti e mostre di mail art, oltre a liste di contatti e recensioni di riviste similari. Fra le testate ormai "storiche", nate perlopiù nei primi anni 80, c'è Art in Opposition di Alberto Gallingani, The Oxidized Look di Daniele Ciullini, Bela Lugosi Magazine di Lamberto Lambi Caravita (ovviamente a tema horror), Corto Circuito di Bruno Chiarlone, ArtZine di Bruno Capatti, Poplite di Luca Brunori e Alessandro Corsi, Last Exit di Antonio Tregnaghi, Techno Body Way di Enrico Aresu e altri (dedicata al "fumetto postale"), Mail Art Archive di Alessandro Ceccotto, Ah! L'arte postale di Rino De Michele.
by Vittore Baroni
Confluenze di interessi di natura "contro-culturale" hanno indotto a dedicare ampio spazio alla mail art anche ad un certo numero di riviste poetiche, musicali, o politico-letterarie "di movimento", specie a cavallo fra anni 70 e 80 (cito ad esempio Sorbo Rosso, Na, If..., Il Sorriso Verticale, Crash, Adenoidi, quest'ultima uscita anche in versione su floppy disc).
Nonostante l'alta concentrazione di artisti postali presente nel nostro paese, è curioso notare in retrospettiva l'assenza di una testata in grado di raccogliere e sintetizzare, in adeguata formula tipografico-editoriale, il multiforme patrimonio di idee espresso dal network italiano, ovvero di servire quale punto di riferimento per quanti intendono avvicinarsi per la prima volta alla pratica della mail art o per chi, abbandonatala temporaneamente, volesse rapidamente riannodarne le fila.
La ragione principale della mancata affermazione di una mail art zine italiana articolata e comprensiva è forse da ricercarsi soprattutto nell'estrema riluttanza, da parte di quanti percorrono i canali postali, a mettere mano al portafoglio per acquistare libri, riviste o alcunchè venga posto in vendita nell'ambito del network, rendendo così impossibile il recupero anche parziale delle spese di produzione (e del tutto impraticabile la strada di progetti ambiziosi). Del resto, chi sceglie di utilizzare la rete postale lo fa in gran parte proprio per sottrarsi alla natura commerciale e mercantilistica del sistema dell'arte ufficiale (o dell'informazione massificata), è quindi più che comprensibile che costui consideri con diffidenza le rivistine postali con prezzo di copertina, preferendo praticare le metodologie del baratto e del libero scambio proprie della mail art. Questo non rappresenta comunque un grande ostacolo alla diffusione delle testate, dato che quasi tutte le pubblicazioni hanno tirature ridottissime e sono opera di un'unica persona (che funge contemporaneamente da editore, redattore, grafico, rilegatore, distributore, ecc.), solitamente più che bendisposta allo scambio "in natura".
Libricini economici assemblati pazientemente a mano, numerati, colorati, ritoccati, firmati e impreziositi copia per copia, prodotti nelle fogge e formati più bizzarri, capaci di stimolare risposte altrettanto insolite e imprevedibili. La funzione più logica e naturale della mail art zine pare essere insomma quella di una ludica (e spesso ironica) riappropriazione di uno spazio mito/mediologico di cui quotidianamente siamo costretti a subire passivamente gli effetti: ognuno finalmente editore di se stesso (e della propria personale visione del mondo), in barba ad ogni considerazione di buon gusto, censura, target, marketing, tiratura, pubblicità, periodicità, scadenze, ecc.
Per citare un noto slogan fluxus-situazionista fatto proprio dalla comunità mailartistica:
Distruggi la Cultura Seria!
by Gianluca Lerici
Questa è una chicchetta!!!I francobolli del professor Bad Trip!!Li ha usati per spedirci una lettera a Skorie...soddisfazioni del mestiere 


Per aprire ufficialmente questo blog,
mi è sembrato ovvio cominciare con una piccola situazione underground romana.
Comincio dal mio locale...certamente!!!
Signori e signori SKORIE INDUSTRIALI
Il materiale che potrei mettere è infinito...foto, racconti, flyer, aneddoti, ricette, consigli di design e una marea di cose successe in questi 5, quasi 6 anni di viaggio.Ma non potevo mettere tutto in una volta....
Skorie Industriali apre l'11 settembre del 1999.Qualcuno direbbe data infausta...ma successe prima.
Molte cose sono cambiate negli anni ma lo spirito è rimasto sempre lo stesso e le persone che davvero contribuirono alla nascita e all'evoluzione di questa folle idea...rimangono comunque, nel bene o nel male, nella storia.
Skorie è stato ed è il mio sogno condiviso da molti altri ( non vi dico chi ), frutto di sacrifici enormi, di passione e dedizione, di sudore e manovalanza faidate....
Nel tempo siamo riusciti a conquistare il nostro piccolo spazio nella scena underground e non abbiamo mai smesso di portare avanti le idee sia nostre sia di chi ha deciso di farne parte per un pò.
Molti non ci hanno capito e mai lo faranno, molti ci hanno fatto i complimenti, altri ci dicevano che era un'idea assurda, altri si sono innamorati e non smettono di sostenerci.
In questi 5 anni, abbiamo organizzato molte serate a tema e piccoli eventi.A volte avremmo voluto stupirvi con effetti speciali degni di Giger e del suo Alien ma ci siamo dovuti sempre scontrare con il discorso risorse, spesa, denaro, gestibilità dell'evento e la continua enormità di leggi in vigore in questa città.Si perchè ogni volta abbiamo fatto tutto da soli.L'idea, il volantino, la pubblicità, la spesa, le luci, la musica, i tavoli puliti, la spazzatura...sempre tutto.E forse questo, nonostante l'enorme fatica e responsabilità che ha comportato, ci ha permesso di vivere ogni piccolo particolare, di controllare ogni scelta e capirne i vantaggi e gli svantaggi.

Skorie Industriali ha un bellissimo sito dove potete conoscere e sapere le iniziative, le novità e le serate passate.
Su questo blog metterò piano piano, le cose curiose, quelle che non hanno trovato una degna collocazione nel sito e che conservo gelosamente.Sono tesori, pezzi rari, racconti folli e serate indimenticabili...magari chissà...qualcuno di voi ci si ritroverà protagonista inconsapevole...
Benvenuti nel bunker...e se anche la vostra anima brulica nel sottosuolo...we'll make rust of the world!!!!



Vi racconterò la storia di un gruppo di performer
che hanno espresso in modo eccellente il concetto di cultura cyberpunk.
Loro sono i "MUTOID WASTE COMPANY"
.



I "mutoid" sono un gruppo di persone che hanno girato l'europa portando i loro spettacoli fatti di giochi di fuoco, sculture, percussioni e strani mezzi di trasporto ricavati da rottami....
La loro filosofia ha qualche somiglianza con Mad-Max (il film girato nel deserto australiano dopo l'olocausto del XXI secolo). Come Mad-Max usano i più disparati attrezzi e in mancanza di pezzi se li costruiscono rovistando fra i rottami.
La M.W.C.è nata dalla scena punk londinese.Le persone che lo formarono in origine non ci sono più.Nel corso del tempo sono cambiati e in continuazione, si aggiungono nuovi componenti.


"Non avevamo un posto dove vivere e quindi occupammo luoghi abbandonati, spazi che riempivamo della nostra presenza e dei nostri rottami. Modificavamo tutto ciò che la società buttava, inebriandoci di questa capacità: ridavamo vita a ciò che era morto, dimostravamo che non c’era un unico modello esistenziale. Giravamo l’Inghilterra su uno scuolabus bruciato, con una maschera di fibre di vetro a forma di teschio sul cruscotto. Poi le cose sono diventate più complicate: ci sgombravano dall’oggi al domani e non riuscivamo a portar via i nostri rottami e le nostre sculture. Per questo diventammo nomadi in tutta l’Europa e sempre per questo, negli anni ’90, ci fermammo a Santarcangelo. Non siamo diventati stanziali: il campo mutoidi è solo un quartier generale in cui accumulare rottami in attesa di una nuova vita, in cui fare tappa prima di ripartire".




Anni fa, si esibirono qui a Roma..fu uno spettacolo grandioso.Hanno trasformato tutto in uno scenario apocalittico...c'erano fuochi...rombi di motore...la musica di strani strumenti assemblati e inventati da loro batteva il tempo.
Difficile riuscire a descrivere completamente quello che sono in grado di creare....lo spettacolo fu indimenticabile.Si esibirono al Villaggio globale...lo spazio era immenso ed anche la loro energia.
Uno strambo veicolo con il muso di una vecchia 500...cominciò a rincorrere le persone...grandioso!!!
Vi riporto qui un bellissimo articolo uscito sul numero 6 di dekoder parecchio tempo fa che descrive perfettamente lo spirito della M.W.C.
Lo spettacolo ci fu tantissimi anni fa.Anche l'articolo è vecchio.Risale al 1991.
Nel tempo ho scoperto che anche un mio compagno del primo liceo fece parte per un pò dei Mutoid.
Circa tre anni fa, ci fu un nuovo spettacolo.Il mio amico Vizo ci andò tutto fomentato.Io rimasi a Skorie e fremevo all'idea di sapere come fosse...invece fu deludente.Il gruppo era piccolissimo ( 4 persone ) troppo giovani e forse inesperti per coinvolgere come gli anni passati.
Chissà se I Mutoid sono ancora in giro e se ogni tanto...attraversando le strade...si vede un autobus con il muso di teschio...
Vi metto qui il link ad un'intervista ai Mutoid pubblicata sul numero 6 di Decoder nel 1991
ARTICOLO E INTERVISTA



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